Progressive Music Planet:

Let’s cut right to it. This is a GREAT album. Italy’s Fake Heroes understand the importance of writing great songs. At the end of the day, no matter how clever your rhythms are or how complex your riffs are, if you can’t write a memorable song, there’s really no technical ability that can save you.

Fake Heroes do have the technical ability. The riffs are always complex but VERY melodic and fit the music perfectly. Guitarists Gianni Vespasiani and Simone Del Libeccio are the keys to those riffs which at times are somewhat djent, yet like the band Vola, they are not hung up on being strictly rhythmic. In fact, Fake Heroes (again like Vola) take the thick sound of djent and push it into extremely melodic territory.

Another major factor in the success of “Clouds” is the high-octane vocals of Manuel Gatta, who not only has a VERY strong voice but knows when to hold a note and when to pick it up quickly. The chorus of “The Beginning of Thought” comes to mind. “The beee-giiiiiiiining…” If you aren’t singing along with songs like that one or “Lifelong Addiction” or the title track, you are dead inside.

Another reason this album is so amazing is the sequencing. Fake Heroes understand how an album should flow, song to song. They also make sure that one song goes right into the next one. Don’t let up! One example is how “Lifelong Addiction” suddenly winds down and “Skyline” then kicks in and rips your head off. Absolutely perfect. I also should mention the band’s incredibly tight rhythm section of bassist Zack Cetrullo and drummer Mike Santoleri who round out this top notch band.

Fake Heroes take the song oriented prog sensibility of countrymen Kingcrow and merge it with the equally song oriented approach of Vola to create their own sound. And as great as both albums by those two bands are, “Clouds” is every single bit their equal. Modern prog done correctly. While everyone has been praising TesseracT for advancing the cause of djent, bands like Fake Heroes have prevented it from becoming the parody of itself that it is in danger of becoming.

Fake Heroes are a very talented group, who push all the right buttons on this album. “Clouds” plays like a greatest hits album of a band that’s been around for many years and yet it’s all new and so incredibly fresh. Saying that “Clouds” is a “must-have” is a huge understatement!! Save your pennies and BUY this one.

Rating: 9.5/10

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Eraskor.com:

Durante l’ascolto di “Clouds”, la band dei Fake Heroes, mi ha stupito positivamente, un sound contorto ma versatile, non commerciale ma dinamico, una di quelle band che non ti aspetti.

Formatasi nel non lontanissimo 2012, la band pescarese comincia il suo viaggio orientato verso un heavy rock/nu metal tirando fuori dal cilindro un ep e un album, rispettivamente “Beyond This Glass” (2012) e Divide And Rule (2013). Con una serie di concerti arrivano all’anno 2014, subendo il cambio di batterista in maniera amichevole, fuori Riccardo Ruiu, dentro Michele “Mike” Santoleri”, fattore che direziona il combo verso sonorità progressive, pubblicando così, un nuovo ep “Bridge Of Leaves” e il full lenght che vi stiamo proponendo oggi. Tre anni di vita per una band, possiamo dire che non sono tanti, ma il sestetto dimostra già di avere un’attitudine compatta e vincente, la loro musica si destreggia tra aggressività, emozioni e un velo di delicatezza. Le undici song presenti nel dischetto sono prive di sbavature, un intreccio di chitarre e batteria a dir poco perfetto, la voce di Manuel Gatta si rende capace di creare ritornelli non decisamente ruffiani, ma che una volta assimilati diventano il piatto forte del lavoro. Puntare il dito su questa o quella canzone portandola in cima alla classifica, non è cosa facile, tutte si rivelano all’altezza della situazione lasciandoti pienamente soddisfatto.

Una autoproduzione al di sopra della media, una piccola realtà underground che attende solo di essere scoperta da un’etichetta che la supporti a dovere… entusiasmanti!

Voto: 80 / 100

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MetalWave.it:

Seconda prova di forza dal titolo “Clouds” per i pescaresi Fake Heroes che con le loro undici tracce generano sonorità per lo più compatte caratterizzanti da grooves moderni pregni di atmosfere ariose, cantati melodici e ritmiche su base progressive metal che ricordano con estrema facilità alcuni passaggi alla Messhuggah; anche sul primo disco realizzato oramai nel lontano 2013, la band aveva dato prova della propria accondiscendenza allo stile degli svedesi. In “Clouds” appaiono senz’altro ammirevoli le linee compositive pregne di contesti ambient che arricchiscono non poco la cornice compositiva del lavoro richiamando anche grazie all’ottima prova della parte cantata elementi che riconducono anche alla buona musicalità dei Dream Theater, sensazione questa che appare per lo più emergere in brani come “Visionary World” così come anche la compattezza ritmica sia dei riff delle chitarre che appaiono addirittura voler esagerare anche con la presenza di una terza chitarra nel gruppo, i lead solo sono accattivanti e anche il lavoro dietro alle pelli è ammirevole proprio per la prontezza e la repentina capacità tra i passaggi più dinamici a quelli più lenti ed articolati, caratteristici del progressive. L’ascolto scorre in maniera fluida ed è comunque in grado di catturare l’attenzione dell’ascoltatore in più occasioni con particolare riferimento a diversi passaggi complessi che risultano ottimamente eseguiti proprio a riprova dell’abilità e della tecnica chirurgica con cui la band sa bene il fatto suo. Il disco apre con “ Visionary World” brano che appare molto composto nel suo genere al punto da dare all’ascoltatore l’impressione d trovarsi su una dimensione surreale, il riff che apre dopo il motivo iniziale eseguito in piano ne è una prova; segue “On the Hill” dove si percepisce immediatamente lo stile inconfondibile dei Messhuggah; il brano assume pregio grazie al lead eseguito da Giacomo Castellano; il successivo “Life long Addiction” risulta sempre strutturato in un magnetico progressive dalle possenti ritmiche ed altrettanti grooves, il tutto avvalorato da un cantato nitido veramente all’altezza della situazione; l’ascolto prosegue con “Skyline” dall’incredibile riff introduttivo e dagli armonici al limite dell’ipnotico che con la sua ritmica animata il giusto regala probabilmente uno dei brani più belli del platter; da segnare la presenta come guest di Lorenzo Venza sul primo dei lead; “Dayfall” con il suo gioco acustico introduttivo sembra volerci catapultare in una dimensione che musicalmente ma soprattutto da un punto di vista armonico ci ricorda un po’ gli Alter Bridge; “Alone But Full of Colour” nel suo dinamismo sempre ovviamente caratterizzato dal progressive appare quasi più un brano di stesura hard rock ma in ogni caso ciò non significa certo ridurne la magnificenza. L’ascolto prosegue con “The Beginning of Thoughts” ancora una volta strutturato e caratterizzato dall’inarrestabile potenza ritmica con il supporto di elementi e sfumature djent. E’ poi la volta di “Clouds”, brano che porta il titolo del lavoro che si presenta con un parte armonica accompagnata dai distorti ritmici particolarmente moderati ma ben fatti; “Beast Inside” ci ricorda con le sue andature progressive realizzate su un livello ritmico che non cala mai la capacità di questi giovani di fronte ad un genere che tutto sommato non è alla portata di tante band. Gli ultimi due brani “My Guinea” e il conclusivo “ The Man From Nowhere” si mantengono sempre su un elevato livello compositivo. Il disco nell’insieme, al di là della marcata presenza dello stile degli svedesi Messhuggah in qualche spezzone di brano, dà prova che nel complesso la band ha della stoffa che assume connotati particolari grazie all’inserimento in ogni brano di elementi di matrice ambient e djent che in definitiva arricchiscono non poco questo lavoro.

Voto: 68 / 100

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